
Pratiche di accessibilità per le mostre temporanee
Il Museo dell’Ara Pacis si racconta
di Francesca Romana Chiocci
Se chiedi a un abitante di Roma a quale esperienza associ il Museo dell’Ara Pacis, molto probabilmente ti risponderà ricordando l’ultima mostra vista lì. Da quando infatti, nel 2012, si è deciso di destinare il vasto piano semi-interrato a spazio per esposizioni temporanee, il museo è diventato luogo di riferimento nella programmazione culturale della Capitale.
Occasione di approfondimento, di ricerca e di divulgazione, le mostre temporanee occupano da allora una parte importante del nostro lavoro: progettarle in chiave di accessibilità, inclusività e partecipazione è la sfida che abbiamo voluto raccogliere per rispondere concretamente al diritto di tutti i cittadini a una piena e appagante partecipazione alla vita culturale della città. Questo ha significato un fondamentale cambio di prospettiva: mettere il visitatore al centro della proposta espositiva, ponendoci in ascolto di necessità, aspettative, motivazioni. Un cambiamento sostanziale che ci spinge, ad ogni nuova mostra, a rimettere in discussione tanti differenti aspetti della progettazione e che ci offre la possibilità di confrontarci con attori, sempre diversi, coinvolti nelle diverse fasi del progetto.
Ma l’accessibilità, ormai lo sappiamo, è soprattutto un processo che avanza per tentativi e per gradi. E noi siamo partite a piccoli passi, concentrandoci inizialmente su accorgimenti e strumenti per i pubblici con disabilità sensoriali, nel rispetto delle loro differenti esigenze di visita. Nella retrospettiva dedicata al fotografo Robert Doisneau (2022), curata da Gabriel Bauret, abbiamo, ad esempio, raccolto la sfida puntando a rendere fruibile la fotografia alle persone cieche o con riduzione della facoltà visiva. Un obiettivo ambizioso perseguito realizzando un percorso audio tattile composto da disegni a rilievo allestiti accanto ad alcune delle principali opere esposte, lungo tutto il percorso di mostra. I disegni tattili sono stati accompagnati da audiodescrizioni che guidano il fruitore nell’esplorazione tattile del dispositivo e nella conoscenza dell’opera. Non solo quindi visite tattili gratuite, condotte da operatori specializzati, a disposizione di chi voglia essere guidato nell’esplorazione tattile, ma anche dispositivi utilizzabili da chi desideri visitare la mostra autonomamente. Grazie alla preziosa collaborazione del Museo Tattile Statale Omero e al confronto con una rete di visitatori con disabilità visiva, abbiamo così mosso il primo passo misurandoci con la complessità della progettazione dei dispositivi tattili e con i limiti e le possibilità della traduzione.
Da un progetto tanto ambizioso, non privo di criticità, è inoltre arrivato un importante e inatteso risultato: a partire da quegli stessi dispositivi tattili, esposti al Centro Italiano per la Fotografia di Torino, sede successiva della mostra, è nato, a un anno di distanza, il grande progetto Open Camera, un percorso multimediale accessibile e permanente dedicato alla storia della fotografia, il primo in Italia per tipologia e concezione.
Nel settembre dello stesso anno, per la mostra dedicata a Lucio Dalla, l’impegno si è concentrato su un’altra grande sfida: quella di far fruire un'esposizione dedicata alla musica anche ai visitatori sordi. In collaborazione con il Dipartimento Politiche Sociali e Salute di Roma Capitale abbiamo organizzato numerose visite per udenti e sordi; in mostra tre video in cui il performer Mauro Iandolo, della cooperativa Segni di Interazione-Lazio, interpreta in lingua dei segni italiana tre celebri canzoni del cantautore bolognese: La sera dei miracoli, Cara, 4 marzo 1943. Nei video il linguaggio universale del corpo si fa musica, restituendo in termini visivi non solo le parole dei testi ma anche le melodie e i ritmi. La musica di Lucio Dalla diventa così un'esperienza sensoriale nuova, travolgente, tanto per le persone udenti quanto per le persone sorde: l’emozione contagia tutti. I dispositivi, progettati per alcuni, diventano strumenti per molti per entrare in melodie già note in modo nuovo.
Il tema dell'accessibilità non coinvolge quindi solo pubblici e visitatori, ma implica anche la partecipazione attiva di molti altri attori quali enti, associazioni, professionisti, volontari, personale del museo, con i quali le mostre si co-progettano e si realizzano. La diffusione di una cultura dell’accessibilità diviene così il valore aggiunto di ogni intervento.
Con la retrospettiva HELMUT NEWTON. LEGACY, al fianco del Museo entra Rai Pubblica Utilità, che collabora con la sua alta professionalità alla progettazione e realizzazione di audiodescrizioni e di video LIS che coprono l’ampio percorso espositivo e danno alla comunicazione del progetto un importante contributo. I disegni tattili, di Radici Società Cooperativa Sociale, accompagnano i visitatori con approfondimenti tematici su alcune delle fotografie più rappresentative. Architetti, allestitori e curatori condividono con noi i diversi aspetti progettuali, dalla grafica, all’allestimento alla comunicazione. La voce accessibilità entra definitivamente nel piano economico delle nostre mostre.
Il vero cambiamento in termini di ridefinizione della progettazione in chiave accessibile arriva con TEATRO. Autori, attori e pubblico nell'antica Roma (2024), una mostra archeologica curata e prodotta dalla Sovrintendenza Capitolina, progettata fin da subito con l’obiettivo di ampliare i contenuti, offrire esperienze diversificate, rispondere alle differenti esigenze dei visitatori. Dai dispositivi ad hoc, da un’accessibilità concepita per alcuni, si arriva a realizzare un’esperienza che coinvolge, con strumenti diversi, un pubblico ampio. Riproduzioni di opere in 3D da toccare, ricostruzioni multimediali da esplorare, repliche di strumenti musicali antichi da suonare, installazioni multimediali in versione accessibile, audiodescrizioni, video LIS, e, non ultimo, un calendario di laboratori sonori rivolto a fasce di pubblico diverse per accompagnare i pubblici alla scoperta del mondo teatrale della Roma antica. Il visitatore è finalmente al centro e sceglie in autonomia come scoprire al meglio i contenuti presentati: non solo esposizione di capolavori e di opere ma anche modi nuovi per esplorarli e conoscerli, coinvolgendo i diversi sensi.
Tra le strategie di costruzione di progetti mostra in cui la parola chiave sia partecipazione, l’esposizione Franco Fontana. Retrospective (2024-2025) con la sua Biblioteca astratta, un dispositivo di accessibilità per tutti da sfogliare, smontare e rimontare secondo piani sequenza sovrapposti. Composto da sei silent book tattili posizionati accanto alle fotografie di riferimento, il progetto, ideato e realizzato da Fabio Fornasari, invita ad ampliare l’esperienza di mostra, sfogliando tattilmente il testo visivo delle opere. Il visitatore – adulto o bambino, con disabilità sensoriale o cognitiva, erudito o neofita che sia – da spettatore diventa lettore attivo e, attraverso l’interpretazione, contribuisce a costruire un nuovo significato dei celebri scatti del fotografo modenese. Un ricco e frequentato calendario di visite e di laboratori accompagna la mostra e offre ai visitatori la possibilità di fare esperienza attiva e multisensoriale dell’opera di Fontana.
Vera chiave di cambiamento e di trasformazione, progettare accessibile è prima di tutto un grande lavoro di squadra che si in traduce in un’avvincente occasione di scambio, di arricchimento, di incontro, di crescita per tutti. L’accessibilità si dimostra un’opportunità concreta e preziosa per ripensarsi come museo, in termini di servizio pubblico, e per aggiornare e impreziosire il nostro modo di concepire le mostre.
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