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Roma, MAXXI. Mostra "The Large Glass", sala espositiva
Roma, MAXXI. Mostra "The Large Glass"
MUSA, courtesy Fondazione MAXXI

I luoghi sottili: la fiaba come chiave d'oro di accessibilità

Sul trasformare l'esperienza museale in un percorso narrativo

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Data
19 marzo 2026

di Elena Zagaglia

Tutto è simbolo, l’infanzia lo sa per istinto: di notte tiene con sé un teddy bear, protezione ancestrale dell’alleato orso nella caverna contro i pericoli là fuori; gioca a palla, ovvero gioca col sole; va in altalena, e sperimenta così il continuo alternarsi di su e giù, di alto e basso, di vita e morte. Se le ‘finzioni’ sono cibo per la nostra mente e palestra per la nostra anima (lo dice bene Jonathan Gottschall nel suo L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani), possiamo scegliere quali reputiamo migliori per la nostra alimentazione, quali ci piace più gustare, quali sono il nostro comfort food

Una cantastorie di solito arriva da molto lontano, da un altro mondo. Sempre la cantastorie di solito fa un gesto iniziale, accende un lume; e c’è un gesto finale che fa, soffia spegnendo il lume. Fuori c’è la luna. «Qualunque cosa resti alla fine della storia, è il dono con cui lavorare, da usare per la fattura dell’anima». (Pinkola Estés 1993, p. 457)

È in questo intervallo tra l’accendere e lo spegnere il lume che possiamo raccontare ciò che da circa un anno insieme a Miriam Mandosi stiamo sperimentando: lavorare con la fiaba come chiave per l’accessibilità nei musei e nei luoghi di cultura. Due sono le esperienze che finora abbiamo attraversato: la mostra al Museo delle Civiltà Le fiabe sono vere…storia popolare italiana (fino al 1° Marzo 2026) e ___ The large glass al Maxxi (fino al 25 Ottobre 2026), e due sono le fiabe che abbiamo ideato: Elio e il grande racconto delle tradizioni e Il grande blu. Il punto da cui siamo partite riguarda come la struttura e i temi del mondo fiabesco possano offrirci una chiave di lettura innovativa per creare percorsi museali ancor più accessibili a tutt3.

Le fiabe, sempre grazie Italo Calvino, «contengono una spiegazione generale del mondo»; non sono semplici racconti per bambini, ma documenti storici e antropologici, un «catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna» (2015, p. 167).  Riflettono e trasformano la realtà culturale, intrisi di elementi specifici frutto del «lavoro quotidiano e nascosto» (ibid.) di generazioni di narratrici e narratori. La loro intrinseca capacità di organizzare il racconto in tappe significative e trasformative, caratterizzata da schemi fissi, passaggi obbligati e motivi ricorrenti si rivela uno strumento efficace per esplorare contenuti culturali e dare forma e significato a un percorso.

Uno degli elementi per noi centrali è il concetto di soglia: punto di passaggio tra mondi diversi, la soglia rappresenta un momento di iniziazione, trasformazione e crescita. Le soglie possono essere fisiche, come una foresta incantata, o simboliche, come il passaggio dall’infanzia all’età adulta; ora, nell’ambito di una mostra o di un percorso museale, le soglie tra le varie sezioni possono essere utilizzate per scandire il percorso, sottolineando i momenti di cambiamento e di scoperta: ogni sezione diviene un passaggio che introduce visitatrici e visitatori in un nuovo contesto, invitandol3 a riflettere sul significato delle trasformazioni. Questi passaggi sono cruciali, spesso segnati da un “danneggiamento o mancanza” iniziale che dà specificità al racconto. 

Ed è qui che il concetto di soglia si lega indissolubilmente a quello di accessibilità; così come i personaggi delle fiabe devono oltrepassare delle soglie per raggiungere i loro obiettivi, l’accessibilità si propone di superare le barriere che impediscono a determinate persone di fruire pienamente di un’esperienza; utilizzare la fiaba significa considerare il percorso museale stesso come una sequenza di soglie da attraversare. 

E rendere queste soglie facilmente attraversabili per tutt3 è l’essenza dell’accessibilità nel nostro contesto; questo va oltre l’eliminazione delle barriere architettoniche: significa utilizzare linguaggi e formati diversi come lingue dei segni (italiana e americana), visual vernacular, braille, easy-to-read e CAA invitando il pubblico, i pubblici, a mettersi in gioco e a scoprire nuove sensibilità e nuovi approcci

La fiaba stessa può essere vista allora come un elogio delle soglie – e del loro superamento, e il viaggio fiabesco si riflette così nell’esperienza museale:

  • l’inizio del viaggio: l’ingresso nel museo, l’attraversamento della prima soglia simbolica;
  • le tappe narrative: le diverse sezioni della mostra, ognuna un nuovo contesto tematico;
  • gli incontri e le scoperte: le opere, gli oggetti, le storie che si dispiegano;
  • le sfide e le trasformazioni: la necessità di comprendere concetti nuovi o complessi, l’interazione con i contenuti che porta una nuova consapevolezza, a una crescita. Si impara durante il cammino, si diventa ‘custodi’;
  • il ritorno: l’uscita dal museo, si torna a casa portando con sé la saggezza acquisita e una trasformazione avvenuta.

La fiaba ci suggerisce che la comprensione del mondo e la sua magia si trovano spesso nel nutrirsi di linguaggi diversi; un punto cruciale per l’accessibilità è infatti quello del linguaggio, e la fiaba nella sua essenza è una maestra di linguaggi, oltrepassando le parole. 
Il viaggio di Elio e quello di Dora, i protagonisti delle due fiabe scritte ad hoc per le mostre, sono intessuti di incontri con esseri che comunicano in modi non convenzionali: le marmotte parlano, i custodi del sale cantano per accompagnare il loro lavoro, Elio stesso comunica con la natura suonando il suo flauto, un richiamo che animali e piante sembrano comprendere e a cui rispondono; la terra ha un linguaggio che si comprende ascoltando il suo respiro, e i semi sono frammenti di memoria che aspettano che la loro storia venga raccontata; le azioni dei mietitori sono un rituale che rivela significati attraverso lazzi, scherzi e battute, una comunicazione che avviene attraverso il corpo, il suono, il rito; i burattini riflettono sul loro ruolo di osservatori e commentatori delle vicende umane (riportando al cuore Che cosa sono le nuvole?). 

Il viaggio di Dora ricerca ancora altri linguaggi e passa attraverso canali più sottili e diversificati: incontra il suo doppio, una figura dalla pelle color mare profondo che suggerisce che l’identità stessa è fluida e può essere percepita come un’immagine viva che fluttua tra realtà e finzione; scopre che l’olfatto è una strada per la memoria, che le nuvole sono antiche testimoni e portano con sé la memoria del cielo, e che alcune storie non hanno bisogno di inchiostro o materia solida per essere reali ma vivono nel segreto della pelle. 

Questa modalità narrativa allena dunque a stare apert3 a molteplici forme di comunicazione e percezione, e per questo può essere un potente strumento per la facilitazione di una mostra: la sua struttura archetipica e universale è particolarmente adatta a delineare il percorso espositivo, creando una progressione coerente e riconoscibile.

Utilizzare la fiaba per spiegare la mostra significa allora:

  • offrire una chiave di lettura per comprendere la realtà culturale che essa riflette e trasforma; la narrazione diventa un modo in più per dare forma e significato al percorso;
  • presentare i contenuti come tappe significative e trasformative; ogni sezione-soglia introduce a un nuovo contesto tematico, invitando a riflettere sui significati delle trasformazioni;
  • guidare il visitatore/la visitatrice attraverso il percorso in modo coinvolgente e progressivo, svelando passo passo i segreti e le promesse contenute nella storia e nelle opere esposte;
  • legare concetti complessi a narrazioni concrete, incontri con personaggi simbolici, luoghi e oggetti che fanno da ancore cognitive. 

Questi elementi traspongono e spiegano i contenuti museali in modo evocativo, emotivo e memorabile; gli archetipi presenti nelle fiabe parlano di tutt3 noi, e per questo possiamo sentirci coinvolt3 nella narrazione; un percorso museale strutturato come una fiaba non solo guida attraverso i contenuti, ma coinvolge emotivamente, promuove una riflessione attiva sul mondo e utilizzando i diversi linguaggi si assicura che ognun3, indipendentemente dalle proprie capacità o background, possa attraversare queste soglie e partecipare al racconto. 

C’è un fondamento etico profondo se leggiamo la fiaba come una narrazione che apre a possibilità altre rispetto alla realtà vissuta (Bacchilega, Greenhill 2025, p. 8); una delle chiavi d’oro, un contributo fondamentale alla visione della fiaba come strumento di trasformazione sociale e politica proviene dal sociologo ed economista Peter Kammerer, che nel suo articolo La fortuna di Gianni (1998) trasforma la celebre storia dei fratelli Grimm in una proposta economico-politica alternativa; analizzando la figura di Gianni – che scambia un grosso pezzo d’oro con un cavallo, poi con una mucca, un maiale, un’oca e infine con una logora mola che finisce in fondo a un pozzo – l’autore evidenzia un paradosso economico: a dispetto delle teorie di Adam Smith, Gianni raggiunge la massima felicità attraverso una serie di scambi disuguali. Mentre gli economisti classici vedrebbero in lui un folle che sperpera ricchezza, Gianni sembra da questa prospettiva un individuo orientato in senso concreto e terreno, la cui risolutezza consiste nel tendere a ciò che è immediatamente possibile.

Il nucleo di questa analisi risiede nella distinzione tra il valore di scambio, rappresentato dall’oro e dal denaro, cioè l’ambito del calcolo, della condotta di vita ordinata e dello spettro di una civiltà che reprime il piacere immediato, e il valore d’uso, rappresentato dal piacere diretto di cavalcare, bere latte fresco o dormire su un cuscino di piume – «il piacere dato dalla possibilità del semplice fare» (ivi, p. 4); è qui, secondo Kammerer, che può risiedere la vera felicità. 

Che sia un suggerimento di decrescita felice? In ogni caso queste narrazioni non sono solo mere evasioni, ma rappresentano un vero sogno di giustizia capace di opporsi a logiche di profitto, supremazia ed esclusione (Oziewicz 2015, in Bacchilega, Greenhill 2025, p. 4). La fiaba accessibile può agire così come un potente motore di welfare culturale, poiché attiva il cosiddetto ‘pensiero (del mondo) narrativo’ (storyworld thinking) permettendo di speculare su modelli di vita governati da regole di interdipendenza e reciprocità; questo approccio trasforma l’esperienza museale in un percorso di riconoscimento, dove chi è storicamente silenziato può ripensare la propria storia (restorying), riaffermando la propria esistenza in una realtà che nel suo lato ombra tenta di soffocare le voci subalterne (ivi, pp. 28-29). 

In quest’ottica, l’accessibilità non è solo l’abbattimento di barriere architettoniche, ma una pratica di cu(ltu)ra che utilizza linguaggi diversi per onorare la capacità della fiaba di comunicare a più livelli, strati e sensi; adottare la fiaba come cornice concettuale permette di considerare lo spazio museale come un ecosistema olistico, in cui il benessere della persona è legato alla sua connessione personale, emotiva e sociale con le storie proposte e dove può trovare lo spazio per la propria. 

Questo approccio può poi sfidare l’antropocentrismo e promuovere una relazionalità profonda tra l’umano e il non-umano, offrendo visioni di futuri sostenibili che non si basano sulla dominazione ma sulla cura reciproca. Così, la fiaba può diventare una chiave d’oro che non solo apre le porte della conoscenza, ma agisce come uno strumento di trasformazione attiva, rendendo la meraviglia e lo stupore diritti universali e catalizzatori per il cambiamento sociale e allargare così lo spazio della soglia, del limite, per scoprirne le potenzialità: «un’estensione del possibile» (Bacchilega, Greenhill,  2025, p. 159).
Catalogo dei destini (Italo Calvino), alternativa economico-politica (Peter Kammerer), «atlante della vita e della parola» per Cristina Campo (2014, p. 103): le fiabe sono luoghi sottili che aiutano a renderci più uman3, in cui c’è spazio per tutte e tutti.  

Anche noi vorremmo azzardare un’immagine, la fiaba nel museo come un prisma: riflette la realtà culturale esistente e la scompone in nuovi colori e possibilità, permettendo a chiunque e a tutt3 di guardare attraverso di essa per immaginare un mondo più giusto - e a che serve quanto detto finora se non nominiamo Gaza e la Palestina - e poi abitarlo, camminando le proprie parole, anzi, le proprie storie. 

Spegniamo il lume, fuori c’è la luna. 

Per approfondire

Bacchilega C, Greenhill P., Justice in 21st-Century Fairy Tales and the Power of Wonder, Bloomsbury Publishing Plc, London, 2025

Calvino I., Sulla fiaba, Mondadori, Milano, 2015

Campo C., Gli imperdonabili, Adelphi, Milano, 2014

Gottschall J., L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani, Bollati Boringhieri, Torino, 2012

Kammerer P., La fortuna di Gianni, in Contro tempo. Forme dell’esperienza nella modernità, anno III, ottobre 1998 pp. 1-4 

Pasolini P.P., Che cosa sono le nuvole, in Capriccio all’italiana, 1968 

Pinkola Estés C., Donne che corrono coi lupi, Frassinelli, Milano, 1993

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